Ottopagine Avellino

Direttore Editoriale Lucia Vigorito

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La lunga corsa di Galasso: «Difenderò questa terra»

Progetti e impegni dell’ex primo cittadino: «In un anno persi in Irpinia ben dodicimila posti di lavoro, l’occupazione resta il primo obiettivo»

L’ex sindaco di Avellino Giuseppe Galasso

E’ un Galasso frenetico e in piena forma, quello che in queste ultime ore si è visto in città. Un caffé con gli amici, un aperitivo con i fedelissimi, senza dimenticare un giro nei quartieri della città, quelli che lo hanno sempre sostenuto, poi un’intervista, un forum, ce n’è per tutti, instancabile, sorridente e pacato come sempre, ma pronto a giocarsela tutta.
Per ognuno dei nove candidati di queste primarie del Pd la posta è indubbiamente alta, ma per l’ex sindaco lo è di più. Costretto a dimettersi a fine ottobre tra mille polemiche, lasciando il Comune di Avellino nelle mani del Commissario Prefettizio per non precludersi la possibilità di correre per le politiche, oggi Galasso è chiamato a una vera prova di forza e non sono pochi quelli che lo aspettano al varco. L’esito di queste consultazioni appare quanto mai incerto, i candidati si stanno muovendo ognuno per conto proprio, e dati i tempi strettissimi della campagna elettorale, nessuno era disposto a regalare nulla. Tantomeno lui, il due volte sindaco della città capoluogo, l’uomo che negli anni del governo berlusconiano è stato considerato un presidio prezioso per i democratici, l’uomo a cui va dato atto di non aver mai nascosto la sua volontà di sedere a Montecitorio e ha lavorato per questo fin dal primo momento, mosso, dice, da un’autentica motivazione.
«Questo territorio ha bisogno di una rappresentanza concreta, reale, che incarni le istanze e la sofferenza della gente d’Irpinia, che sia collante tra i piccoli problemi e le grandi questioni, tra il governo centrale e i cittadini. Io posso contare sulla mia lunga esperienza politica e amministrativa. E so di poter dare il mio contributo».
La sua forza è sempre stata un vasto consenso popolare, ma a poche ore dall’apertura delle urne il risultato non appare affatto scontato. Complice anche un sistema di voto che non lascia scampo.
«Sarebbe stato meglio aprire queste primarie a tutti – dice – Ci sono tantissime persone che vorrebbero andare a votare adesso e non possono farlo perché non si sono iscritte o perché non sono tesserate. E’ un vero peccato, non lo dico per me, è la democrazia che ci perde. Ma tant’è. Queste sono le regole e bisogna rispettarle, sempre».
La caccia al voto, con la doppia preferenza di genere, impone il gioco delle coppie, ma la sua è apparsa più una corsa solitaria.
«Cammino sulle mie sole gambe, come ho sempre fatto. Alcuni fidati collaboratori mi danno una mano e stiamo lavorando bene. Anche in provincia stiamo avendo ottimi risultati, nonostante i miei agguerriti competitors».
Dove pensa che confluiranno i voti della D’Amelio? La consigliera regionale ha lavorato molto negli ultimi mesi, poi il comitato elettorale nazionale le ha inferto un clamoroso stop negando la deroga per la candidatura.
«Francamente non ne ho idea, le primarie seguono una propria logica interna, ma restano un grande strumento di democrazia e libertà. Gli elettori sono lucidi, vogliono risposte concrete. Mi preoccupo solo di questo».
A proposito degli elettori. Cosa chiedono, quali sono le istanze emerse da questo primo giro elettorale?
«Il lavoro. L’occupazione prima di ogni cosa. Abbiamo perso in un anno 12mila posti di lavoro in Irpinia. E abbiamo perso alcune grandi eccellenze, gli ospedali, i servizi. Questa è una terra che chiede di essere tutelata più delle altre perché siamo un’area interna e siamo nel cuore del Mezzogiorno. La strada per noi è tutta in salita. Ma io sono ottimista».
Cosa la rende ottimista?
«La forza di volontà, gli irpini sono un popolo tenace. Se poi sono ben rappresentati in Parlamento, possono far sentire meglio la propria voce».
Questa campagna elettorale lampo è stata incentrata tutta sul rinnovamento, ma cosa è “nuovo” per Galasso?
«Se pensano che basti essere più giovane o non essere mai scesi in campo per essere considerati “nuovi” si sbagliano di grosso. La gente è sfiduciata, non si recupera con la carta di identità il rapporto tra gli elettori e la politica. Ci vuole l’esperienza, l’affidabilità. E soprattutto ci vogliono le proposte. Soluzioni di sviluppo che puntino al benessere delle famiglie, alla crescita vera della nostra economia. Chi saprà fare le proposte giuste sarà considerato “nuovo”».
C’è chi pensa che dopo queste primarie gli scenari interni del Partito democratico sono destinati a mutare in modo irreversibile.
«Non ci saranno cambiamenti. Anzi penso che momenti come questo, in cui le persone si mettono in gioco completamente, possono produrre solo risultati positivi».
Il segretario Caterina Lengua ha fatto un passo indietro sulla sua candidatura lasciando però scoperto un territorio vasto come la Valle Caudina. Crede che questo gesto possa determinare un rischio per la guida del partito in provincia nell’immediato futuro?
«Posso solo dire che il segretario Lengua ha lavorato bene e che bisogna darle atto del grande impegno profuso in questo periodo prima con le primarie di coalizione e adesso con le primarie per le politiche».
E non è finita. Non dimentichiamo che ci sono ancora le primarie per le elezioni amministrative in città. Pensa che il risultato delle primarie di oggi potrà avere un qualche risvolto sulla scelta dei candidati in città?
«Mah, di sicuro ci sarà questa lunga volata fino alla primavera e bisognerà dotarsi di parecchio ossigeno. Resto dell’idea che valgono le proposte, vince chi prende più consensi, è semplice. Alla fine tutti devono rimettersi nelle mani dell’elettore».

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