Avellino – Nel 2013 saremo ancora più poveri. Con un valore aggiunto procapite di 14 mila e 700 euro, Avellino, in base al rapporto “Scenari di sviluppo delle economie locali italiane” realizzati da Unioncamere e Prometeia, si piazza al secondo posto come ricchezza
prodotta in Campania. Posto pari a 100 il valore medio nazionale (pari a 22.800 euro), il capoluogo irpino si attesta a quota 64,6 che si traduce nell’88 posto a livello nazionale. Ci precede di un gradino Salerno, sprofonda Caserta che scivola al 102esimo posto in Italia con un valore aggiunto procapite di 12mila e 700 euro. Nel 2013 il valore aggiunto prodotto da ogni abitante del Nord-Ovest sarà mediamente quasi il doppio di quello prodotto da chi risiede nel Mezzogiorno. Sebbene nel 2013 tutti gli indicatori (al Nord come al Sud e ad eccezione delle esportazioni) siano previsti ancora in flessione, il divario territoriale tra il Mezzogiorno e il resto del Paese sembra destinato a crescere ulteriormente. A fronte di una riduzione media del Pil nazionale dell’1%, nelle regioni meridionali il calo sarà pari al -1,7%, contro il -0,8% atteso nelle regioni del Centro-Nord. Le difficoltà di ripresa dell’economia italiana, evidenzia lo studio, proseguiranno dunque anche nel 2013.
Parametri in discesa. Per il prossimo anno si attende un calo complessivo del Pil pari (in valore assoluto) a circa 14 miliardi di euro; la spesa per consumi delle famiglie dovrebbe ridursi dello 0,9%; gli investimenti caleranno del 3%. A fronte della debolezza della componente interna della domanda, le esportazioni continuano a rappresentare il traino maggiore per la nostra economia: le attese sono di un aumento medio del 2%, confermando così l’accelerazione che ha già caratterizzato il 2012 (+1,8%). Con la recessione ancora in atto, nel 2013 non si prevede un miglioramento della situazione del mercato del lavoro: l’occupazione dovrebbe continuare a ridursi e il tasso di disoccupazione portarsi all’11,4%. Con un valore aggiunto procapite di 34.300 euro, Milano sembra destinata a confermarsi, anche nel 2013, prima nella graduatoria della ricchezza prodotta a livello provinciale. Posto pari a 100 il valore medio italiano (pari a 22.800 euro pro capite), Milano si attesta a 150,5, valore quasi triplo rispetto all’ultima provincia della graduatoria – Crotone – che dovrebbe registrare un 54,6, pari a 12.500 euro. Alle spalle del capoluogo lombardo si posizioneranno Bolzano (31.400 euro) e Bologna (30.600 euro), seguite da Aosta (30.100 euro) e Trieste (29.500 euro). Sul fronte opposto, subito prima di Crotone, si dovrebbero collocare Caserta (12.700 euro e 55,7 di numero indice), Agrigento (12.800 e 56), Enna e Vibo Valentia (13.600 euro e 59,5). Ben 33 le province meridionali che si andranno a posizionare in coda alla classifica del valore aggiunto pro capite. Partendo dall’ultima posizione, infatti, bisogna risalire fino al 70° posto per incontrare una provincia del Centro (Rieti). Confrontando gli andamenti provinciali previsti nel 2013 con il 2012, il quadro che si delinea è particolarmente frastagliato e mostra il diverso impatto della crisi. Per Firenze e Ascoli Piceno, ad esempio, il 2013 dovrebbe passare lasciando quasi indenne il territorio, il cui valore aggiunto è previsto in riduzione di solo lo 0,1% rispetto al 2012. Ventuno comunque le province che conterranno i danni, con riduzioni dell’indicatore comprese entro lo 0,5%. E non saranno tutte del Nord.
Paese a due velocità. Tra queste, infatti, si incontrano, oltre a Firenze ed Ascoli Piceno, anche altre province del Centro come Pisa (-0,4%) e Prato (-0,5%). Molte delle province che occupano i vertici della graduatoria prevista per il 2013 si trovano nel gruppo in cui le variazioni saranno meno consistenti. Tra queste, Milano, Bologna e Trento, che dovrebbero registrare solo un -0,3%. La recessione sarà, invece, ancora molto consistente in diverse province, soprattutto del Centro-Sud. Tra le quattordici province che registreranno una riduzione compresa tra il -2 e il -3%, ben tredici sono infatti del Centro-Sud e una soltanto (Imperia) del Nord. Anche nel 2013 si prospetta una contrazione del Pil in tutte le regioni, sebbene ciascuna osservi una flessione più contenuta rispetto a quella rilevata per il 2012. Il calo continua ad essere meno intenso al Centro-Nord: in quest’area la riduzione del Pil dovrebbe complessivamente attestarsi al -0,8% (si va dal -0,7% del Nord Est al -0,9% del Centro), mentre nel Mezzogiorno si dovrebbe raggiungere il -1,7%. Le regioni che dovrebbero contenere meglio le perdite sono il Veneto e la Val d’Aosta (-0,6%), seguite da Lombardia e Trentino Alto Adige (-0,7%). Sul fronte opposto, perdite più consistenti si registreranno soprattutto in Puglia e Campania (-1,9%). A breve distanza l’Abruzzo (-1,8%), quindi la Sicilia (-1,7%).
