
Avellino- Quale è stato il miglior Avellino di sempre, mi son chiesto tante volte riavvolgendo i nastri della storia, fermando la moviola su un gesto tecnico immortale, fissando il frame del goal più bello, guardando con occhi di gioia infantile un omino nero che gira di samba intorno ad una bandierina, vivendo con eguale intensità l’emozione e la malinconia per quegli attimi in cui furono leggenda calciatori che giocavano alla brasiliana, che avevano il cuore forte, la grinta, l’orgoglio di vincere ogni anno e per dieci anni difilato lo scudetto dei poveri, la salvezza.
La risposta non è facile, in cent’anni sono cambiati regolamenti, atleti, campi, modo di giocare.
Il problema è decidere il numero di stranieri in formazione. Attualmente non c’è limite, ma furono ammessi solo nel 1980, uno per squadra. Fu una novità assoluta, determinata dalle polemiche successive alla ‘notte dei pomodori’, quella del 24 luglio 1966: seicento tifosi delusi carichi di rabbia e di pomodori accolsero con lanci mirati e infallibili gli Azzurri in arrivo da Londra dopo la clamorosa disfatta contro la modestissima Corea del Nord: 0 a 1, goal di Pak Doo Ik, il cui mestiere principale era odontotecnico.
In precedenza c’erano stati gli oriundi, con i quali si era esaltata in epoca fascista la nazionale del 1934 dell’allenatore-giornalista Vittorio Pozzo, che vinse il Primo Mondiale con il contributo degli argentini Raimundo Orsi, Luisito Monti e il “Corsaro nero” Enrique Guaita. Gli oriundi erano coloro che avevano antenati italiani: alcuni li avevano per davvero, altri li inventarono, addirittura le società costruivano alberi genealogici scrutando i nomi sulle lapidi dei cimiteri, e ciò avvenne in molti casi, anticipando lo scandalo del 2001, l’anno in cui furono naturalizzati extracomunitari con passaporti falsi.
Oriundi erano Maschio Angelillo e Sivori, gli Angeli dalla faccia sporca; Altafini e Schiaffino “L’uomo ch’è venuto da lontano / ha la genialità di uno Schiaffino / ma religiosamente tocca il pane / e guarda le sue stelle uruguaiane. Ah Sudamerica…” (Paolo Conte, in SudAmerica).
L’epopea finì nel 1962, ai Mondiali del Cile, dopo ‘la battaglia di Santiago’. Era il 2 giugno e si giocava Cile-Italia, i cileni entrarono durissimo sugli stinchi degli ‘italiani-non nativi’ al grido di ‘traditor’. L’anno dopo, in ottobre, Sormani fu l’ultimo oriundo convocato in Nazionale. (L’elenco del terzo millennio si è aperto con Camoranesi).
Il primo straniero dell’Avellino fu George Dos Santos Filho detto Juary, figlioccio di ‘o Rey’ Pelè. Della Roma Falcao, della Fiorentina Daniel Bertoni, del Torino Van De Korput, del Bologna Eneas, della Pistoiese Luis Silvio, dell’Inter Prohaska, della Juve Liam Brady. Il Milan era stato retrocesso per il calcio scommesse. Dall’82-83 gli stranieri furono due: dall’ 88-89 se ne potevano schierare tre. Infine si spalancarono le frontiere con la sentenza Bosman del ’95.
Nell’ultima stagione solo il 48% dei minuti è stato giocato da italiani, gli stranieri sono stati il 47,82% degli organici.
Occorre pertanto ripartire da qui, dalla possibilità di schierare gli stranieri nel numero che si vuole, in modo da colmare in una certa misura il divario tecnico tra i calciatori di allora, italiani tranne uno, e quelli di ora, stranieri tranne pochi. Accettata questa ‘ipotesi di lavoro’, allora qual è la formazione di sempre? Luis Vinicio, indimenticabile allenatore dell’Avellino, propose: Tacconi in porta, Favero e Beruatto terzini; Cattaneo stopper e Di Somma libero; mediana di centrocampo Mario Piga e Ferrante; trequartisti Criscimanni e Vignola. Di punta Carnevale e Juary. Vinicio vedeva una formazione con 5 stranieri, tenendo in panchina Barbadillo, Dirceu, Diaz e Schachner insieme al portiere Piotti e ai difensori Reale e Amodio, e al laterale destro De Napoli. (Incredibile).
Noi ne proponiamo un’altra, sulla base di una difesa a tre (senza libero, con i marcatori in linea), quattro centrocampisti (con due esterni di punta veloci), un interno di manovra abile su punizioni e rigori, due punte. Un 3-4-1-2: Tacconi; Romano, Di Somma, Cattaneo; Barbadillo, De Napoli, Alessio, Limido; Dirceu; Juary e Diaz. In panchina: Piotti, Favero, Amodio, Colantuono, Benedetti, Lombardi, Colomba, Carnevale, Mujesan.. Una formazione molto tecnica e molto offensiva, per la quale come allenatore sceglieremmo Ottavio Bianchi. Nella prossima puntata giustificheremo le nostre scelte.
